Oggi non è il 13 maggio.

Oggi 13 maggio è un giorno nebbioso a Firenze. Il sole fatica ad uscire, benché faccia molto caldo. Oggi 13 maggio di un 2020 normale avrebbe dovuto uscire in libreria il romanzo “Grande karma”, un libro su cui lavoro da anni, e per il quale ho fatto almeno 50.000 km (considerando i vari voli transatlantici, ovvio). “Grande karma”, edito da Bompiani, dovrà aspettare ancora un po’ – pare non molto – nonostante che fra due giorni, il 15 maggio, si aprirà ufficialmente il Centenario dell’autore, sul quale verte il suo, diciamo così, “tour de force”: Carlo Coccioli. Un autore unico oggi rilanciato da un’importante operazione dell’editore Lindau. Del libro in arrivo hanno già scritto – e grazie! – Il Giornale, la Lettura e il sito Intoscana.

Intanto voglio cominciare a raccontarvi un po’ di cose introduttive sul Grande karma, qui sotto. Sperando che presto se ne possa parlare del vivo, e che il libro compia il suo viaggio necessario fra i lettori, tra le cose che in lui riverberano.

Come si racconta e cristallizza in una biografia la vita di qualcuno che credeva nella reincarnazione?

I francesi la chiamano “avventura biografica”, ed è quello che ho deciso di fare, affrontando la vita, o meglio le vite, dello scrittore Carlo Coccioli. Un personaggio enigmatico, che mi è piombato addosso con la propria nomea anni fa, quando vivevo a Città del Messico, città-monstre dove lui risedette come in un esilio per oltre cinquanta anni, e dove è morto nel 2003.

Coccioli, a seguire le mille vicende della sua vita, fu partigiano, unico autore della letteratura nostrana ad aver scritto in italiano, spagnolo e francese, bambino cresciuto nel deserto libico, guru animalista e spiritualmente errante, ispiratore degli Alcolisti anonimi italiani, il primo a parlare apertamente del travaglio degli omosessuali nella cattolicissima Italia. E soprattutto scrittore originalissimo e dimenticato – che a volte ha fatto proprio di tutto per farsi dimenticare!

Malaparte lo considerava suo erede; a Parigi, dove visse per anni coccolato dai migliori editori, lo paragonavano a Camus e frequentava Jean Cocteau, mentre Brigitte Bardot, tra gli altri vip menzionabili, lo adorava; in Messico successivamente divenne invece un noto editorialista e rispettato polemista dal profilo pubblico. In patria? Be’, ha vinto premi, molti scrittori sarebbero pronti ad uccidere per la sua memoria, ma nessun accademico gli ha mai dedicato uno straccio di studio.

Oltre a questo, rimangono i suoi eredi laboriosi, i suoi mille luoghi, le sue macchine rombanti, gli appartamenti pieni di fantasmi, dalla Livorno natale alla Firenze spesso a lui ostile, ma di cui pur sempre parlava e scriveva sui quotidiani… fino alla già menzionata e fascinosa Libia.

Come risolvere allora questo enigma, con un romanzo?

Avevo bisogno di raccontare una Vita evidentemente ubiqua attraverso la voce di qualcuno che vi ci si imbattesse. Per questo, ho messo in campo Enrico Capponi, goffo accademico toscano spinto suo malgrado al viaggio di ricerca, anch’egli in fuga – dagli obblighi familiari, soprattutto, e da una donna che però in fondo ama, Dina.

Da qui, questa biografia rovesciata, a metà tra detective story, on the road e romanzo di formazione e d’amore (o sarebbe meglio dire, sull’amore) – che ho realizzato però anche freddamente: grazie cioè a un percorso di interviste e incontri con gli amici di Coccioli ancora in vita, nonché un lungo studio di lettere inedite, opere mai “tradotte” in italiano, materiali minori, fotografie e chincaglierie, tra le biblioteche nazionali di Firenze, Parigi, Città del Messico e l’importante carteggio Coccioli-Malaparte conservato a Milano.

Grande karma è un romanzo dove ho fatto rivivere poi, come personaggi di finzione, gli amici, gli autori famosi che Coccioli ha frequentato (in primis Curzio Malaparte, che appare più volte reincarnato pure lui), i suoi amanti, e persino un po’ i suoi detrattori… attraversando varie epoche storiche, l’Italia del fascismo coloniale e quella della Resistenza la Francia del secondo dopoguerra, la Firenze della Liberazione, e dell’Alluvione fino al Messico urbano, tentacolare e terribile.

Io, più in disparte, mi sono messo a miscelare, riproporre per contrappunti, gli echi dei suoi libri, spesso potenti, a volte persino pericolosi, alle orecchie dei suoi lettori. Ovvero a forzare l’arte romanzesca sulla vita che più che romanzesca è una vera e propria epopea di un Buddha novecentesco.

(Ci vediamo presto in libreria!)

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